InGeoLab

Dalla Francia alla Valle d'Aosta: l'esperienza di Robin Fourniol in InGeoLab

5 Agosto 2026
Lo studente in tirocinio presso lo studio InGeoLab.
Lo studente di Ingegneria Geotecnica e Civile di Polytech Grenoble racconta il suo tirocinio in InGeoLab: il confronto tra due culture tecniche, il valore del lavoro sul campo e una nuova visione della professione di ingegnere

Presentati brevemente. Qual è il tuo percorso universitario e perché hai scelto di specializzarti in ingegneria geologica e geotecnica?

Mi chiamo Robin Fourniol, ho 21 anni e frequento il quarto anno del corso di laurea in Ingegneria Geotecnica e Civile presso Polytech Grenoble.

Sono cresciuto a Grenoble, una città di montagna, anche se meno alpina di Aosta, e la mia passione per questo ambiente è cresciuta negli anni.

In Francia il percorso per diventare ingegnere è un po' diverso rispetto all'Italia: dopo il liceo si frequentano due anni di classes préparatoires, molto teorici e generalisti, seguiti da tre anni in una scuola di ingegneria con una formazione specialistica. È al termine dei primi due anni che bisogna scegliere il proprio indirizzo professionale.

Ho optato per Geotecnica e Ingegneria Civile pur conoscendo ancora poco questo settore, attirato soprattutto dall'idea di svolgere un lavoro concreto e a contatto con il territorio. Ben presto mi sono appassionato all'ambito dei rischi naturali: opere paravalanghe, studi sui movimenti franosi, reti di protezione e interventi di mitigazione. Un settore che unisce perfettamente il mio interesse per l'ingegneria e la passione per la montagna.

Mi affascina anche la varietà dei casi che questa disciplina permette di affrontare e il fatto che il lavoro dell'ingegnere possa contribuire concretamente alla sicurezza delle persone.

È stato proprio questo uno dei motivi che mi ha spinto a scegliere InGeoLab per il mio tirocinio: lavorare in un contesto fortemente legato alla montagna e ai rischi naturali.


Sei stato tu a candidarti spontaneamente per svolgere un tirocinio all'estero presso InGeoLab. Come hai conosciuto l'azienda e cosa ti ha convinto a scegliere proprio questa esperienza?

Ho conosciuto InGeoLab grazie a un contatto di famiglia: Massimo Belluci, amico di Federico Barrel. Quando ha saputo quale percorso professionale avevo scelto, mi ha messo direttamente in contatto con il vostro studio.

A convincermi è stato anche il contesto in cui opera l'azienda. La Valle d'Aosta offre un ambiente unico per chi si occupa di rischi naturali: piene, frane, valanghe e numerosi interventi in alta quota. Mi incuriosiva molto anche la possibilità di seguire la realizzazione dei bivacchi alpini... e devo dire che anche questo ha avuto il suo peso nella scelta!


Da aprile lavori al fianco del nostro team su progetti molto diversi tra loro, che spaziano dai rifugi alpini alle opere di protezione contro le valanghe. Quali attività hai seguito più da vicino e cosa ti ha colpito maggiormente del metodo di lavoro di InGeoLab?

Ho seguito soprattutto la realizzazione della galleria paravalanghe nella valle di Cogne. Ho avuto la fortuna di arrivare all'inizio del progetto e di poterne osservare quasi tutte le fasi. È stata un'esperienza che mi ha fatto capire quanto il lavoro dell'ingegnere richieda competenze molto diverse: rilievi sul campo, prove geotecniche, analisi dei dati, scelte progettuali, valutazioni economiche e gestione degli imprevisti.

Mi ha colpito molto anche la costruzione dei rifugi alpini. Frequento spesso la montagna e vedere nascere queste strutture in alta quota è stato davvero emozionante. Ho apprezzato sia il lavoro degli ingegneri, chiamati a progettare opere leggere ma estremamente robuste, sia quello delle maestranze, che operano in condizioni difficili e con tempi molto ristretti.

Questa esperienza mi ha fatto comprendere quanto siano delicati questi interventi: un ritardo nella costruzione di un rifugio può avere conseguenze importanti. Se il cantiere si interrompe durante l'inverno, neve, gelo e vento possono compromettere quanto già realizzato e i voli aggiuntivi in elicottero necessari per recuperare il ritardo incidono rapidamente sui costi.

Ci sono poi due aspetti che mi hanno colpito particolarmente.

Il primo riguarda la diversa cultura geotecnica tra Francia e Italia.

In Francia si ricorre molto frequentemente a indagini geotecniche tradizionali, come pressiometri, prove penetrometriche e sondaggi a carotaggio. È l'approccio che ci viene insegnato all'università ed è quello che normalmente viene adottato nei progetti.

Qui ho invece scoperto una maggiore attenzione verso la geofisica applicata, attraverso indagini elettriche e sismiche integrate con l'esperienza diretta sul terreno. Ogni approccio presenta vantaggi e limiti, ma confrontarmi con una metodologia diversa è stato estremamente formativo. Probabilmente, senza questa esperienza, sarei rimasto molto più legato al modello con cui sono stato formato.

Inoltre il mio tutor è professore di geofisica e confrontarmi con lui mi ha permesso di approfondire un ambito che, almeno in Francia, è ancora poco valorizzato.

All'inizio questa differenza mi ha un po' disorientato, soprattutto considerando l'importanza dei progetti su cui stavamo lavorando. Oggi, invece, rappresenta uno degli insegnamenti più preziosi che porto con me.

Il secondo aspetto riguarda le relazioni tra le persone.

Sono rimasto piacevolmente colpito da un ambiente in cui operai, tecnici, clienti e colleghi vengono ascoltati e rispettati. Nella precedente esperienza che avevo svolto in Francia il clima era molto più orientato alla produttività e alla competizione.

In InGeoLab ho visto ingegneri che ascoltano gli operai perché sono loro a vivere quotidianamente il cantiere, clienti coinvolti nelle scelte progettuali e colleghi che collaborano costantemente tra loro.

Anche come tirocinante mi sono sentito valorizzato e parte integrante del gruppo.

Credo che questo rappresenti uno degli elementi che meglio definiscono l'identità di InGeoLab.


Quali differenze hai riscontrato tra la formazione universitaria e il lavoro sul campo? C'è qualcosa che questo tirocinio ti ha insegnato e che difficilmente avresti potuto apprendere all'università?

Uno degli aspetti che all'università viene affrontato meno è la gestione economica dei progetti.

Qui ho capito quanto sia complesso predisporre un preventivo e trovare il giusto equilibrio tra la necessità di prevedere un margine per gli imprevisti e quella di proporre al cliente una soluzione economicamente sostenibile.

Inoltre bisogna confrontarsi con fattori imprevedibili, come l'inflazione o le tensioni internazionali, che possono incidere sensibilmente sui costi delle opere.

Un'altra lezione importante riguarda il rapporto tra progetto e cantiere.

I calcoli svolti in ufficio possono essere perfetti dal punto di vista teorico, ma la realtà è spesso più complessa. Cercare di immaginare come un operaio realizzerà concretamente una fondazione o un muro permette di cogliere dettagli che possono fare davvero la differenza.

Per questo credo che un ingegnere debba visitare spesso il cantiere: solo confrontandosi direttamente con chi lavora sul campo è possibile comprendere molti aspetti che sulla carta rischiano di sfuggire.


Lavorare in un contesto internazionale significa confrontarsi con persone, metodi e culture diverse. Dal punto di vista umano e professionale, che cosa porterai con te una volta rientrato in Francia?

Lavorare all'estero è un'esperienza estremamente arricchente perché obbliga a uscire dalle proprie abitudini e ad aprirsi a modi diversi di affrontare gli stessi problemi.

Dal punto di vista professionale porterò sicuramente con me una maggiore attenzione alle metodologie geofisiche per lo studio dei terreni. Consentono di ottenere una visione d'insieme del sottosuolo, di integrare dati provenienti da tecniche differenti e, in molti casi, rappresentano anche una soluzione economicamente vantaggiosa.

Durante questo tirocinio ho capito che, disponendo della strumentazione necessaria e formando adeguatamente il personale, queste tecniche possono essere applicate con tempi e costi contenuti, fornendo risultati di grande valore.

Porterò con me anche il metodo di lavoro che ho trovato in InGeoLab.

Rispetto alla mia precedente esperienza in Francia, ho visto una collaborazione molto più stretta tra ingegneri e geologi. Pur mantenendo responsabilità individuali sui progetti, il confronto è continuo e le competenze si integrano naturalmente.

Ma l'aspetto che mi ha colpito più di tutti riguarda il rapporto con il cliente.

Ho trovato un approccio basato sulla fiducia, sull'ascolto e sulla disponibilità a costruire insieme le soluzioni migliori. Questo non significa rinunciare a stabilire dei limiti quando necessario, ma affrontare ogni relazione con rispetto e spirito collaborativo.

Anche la scelta di incontrare spesso i clienti direttamente sul territorio contribuisce a creare rapporti solidi e duraturi.


Se dovessi descrivere InGeoLab con tre parole a uno studente del Politecnico di Grenoble interessato a vivere un'esperienza simile, quali sceglieresti e perché?

La prima parola è qualità.

InGeoLab è un'azienda che mette la qualità del lavoro davanti alla logica della quantità. I collaboratori seguono ogni progetto con grande attenzione e le decisioni nascono spesso dal confronto e dalla condivisione delle idee.

La seconda parola è stimolante.

Questa esperienza mi ha costretto a uscire dagli schemi con cui ero stato formato in Francia e a mettere in discussione alcuni metodi che consideravo acquisiti. Oggi penso che questo continuo confronto sia indispensabile per diventare un buon ingegnere.

La terza parola è accogliente.

Sì, anche perché durante il mio soggiorno non è mancata la canicola! Ma, battute a parte, ho trovato un ambiente in cui ci si sente subito parte della squadra. Sono stato accolto con grande disponibilità e ho perso il conto dei momenti trascorsi insieme davanti a un cornetto o a una pizza durante la pausa di metà mattina.

Per questo desidero concludere con un sincero grazie a tutta la squadra di InGeoLab.

 

(intervista a cura di Andrea Sicco, giornalista, responsabile comunicazione di InGeoLab)

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